Villa Emo Bembo a Paluello

Dopo un attento intervento di recupero, sta tornando all’antico splendore la villa Emo Bembo di Paluello. Posta nelle vicinanze del Brenta, la storica dimora è perfettamente inserita nell’antico borgo ricco di testimonianze storiche risalenti al tempo della Serenissima tra cui spicca, per bellezza e importanza storica, la villa Gritti – Menin, un tempo ricca di affreschi esterni attribuiti alla scuola padovana del Cinquecento. Per capire quanto i nobili veneziani amassero questi luoghi, basta osservare le antiche stampe degli incisori settecenteschi Costa e Coronelli che ritrassero nelle loro opere i prospetti delle ville che si specchiavano sul Brenta. Purtroppo molte di quelle dimore non esistono più, e restano soltanto i documenti d’archivio e le antiche incisioni a testimoniare l’esistenza delle ville che furono dei Contarini, dei Da Riva e dei Venier. Le prime indicazioni archivistiche che documentano la presenza degli Emo a Paluello risalgono al 1635, anno in cui Zuanne Emo quondam Lunardo denuncia 62 campi con batudo quattro di brolo ed altri 40, insieme ad ulteriori proprietà a Piombino e a Motta in Friuli. La presenza del brolo porta a supporre la presenza della casa domenicale che viene denunciata esplicitamente nel 1661 da Chiara relitta (vedova) di Zuane Emo. In quella circostanza i campi ammontano ad 80 e, oltre alla casa domenicale, si segnalano case da lavoratori e ostaria “dalla quale dovaressimo cavar ogni anno ducati 150, ma sono tre anni che non si cava niente…” Nella stessa occasione gli Emo denunciano anche la celebre villa di Famiglia a Fanzolo di Vedelago, progettata da Andrea Palladio e decorata dal bellissimo ciclo di affreschi di Giambattista Zelotti. Proseguendo nel tempo, la proprietà è documentata nelle condizioni del 1661, ripetuta nel 1711 e nel 1740 dove si aggiunge, in quest’ultima, la presenza della barchessa ed altre fabbriche. Nel 1809, durante la dominazione francese, l’entità immobiliare degli Emo a Paluello consisteva nella proprietà di campi 40 + 36, casa domenicale affittata a Giuseppe Bosco per L. 449, osteria per L. 381, sette casette in marezzana e un botteghin de casolin affittato per L. 235. In tempi successivi la villa fu oggetto di vari passaggi di mano (Mario Guiotto nel suo libro “Monumentalità della Riviera del Brenta”, pubblicato nel 1983, la colloca tra i beni della nobile famiglia Bembo, senza tuttavia esibire riscontri documentari), fino alla proprietà attuale che ne sta curando l’encomiabile intervento di restauro finalizzato a far rivivere la villa come residenza abitativa. Dal punto di vista architettonico - artistico, villa Emo si impone sicuramente come tipica residenza di villa con salone centrale passante ed ambienti laterali. Di particolare pregio sono le due aperture simmetriche poste sui fronti settentrionale e meridionale del piano nobile costituite da due splendide trifore arcuate a tutto sesto realizzate in pietra di Vicenza. Dello stesso materiale sono anche gli stipiti, gli architravi, le soglie e i davanzali delle rimanenti aperture di facciata e delle porte interne al piano nobile. Gli intonaci originari, di cui rimangono tracce, erano in coccio pesto e marmorino all’esterno ed in calce all’interno. Durante il restauro è stata scoperta anche una fascia ad affresco con motivi decorativi alternati, tra cui la figura di un’aquila. La barchessa, che affianca la villa, è caratterizzata da un ampio porticato rivolto ad ovest e scandito da imponenti colonne tuscaniche che danno un’impronta insolita e di pregio per una struttura destinata in origine all’attività agricola. Sotto il profilo tipologico e di evoluzione temporale, l’edificio non ha subito interventi di modifica particolarmente significativi. Va segnalato comunque il deprecabile stato di degrado che fino a qualche anno fa coinvolgeva completamente l’edificio e la barchessa, con infiltrazioni d’acqua e cadute dei solai che ne compromettevano la staticità favorendo possibili crolli. Allo stesso tempo va messo in risalto l’intervento di restauro condotto con grande rispetto e amore del passato da parte della proprietà: vero esempio di come si possa trasformare un edificio ricco di storia e di fascino, in un’abitazione moderna e confortevole. (Diego Mazzetto)
P.I. 03751060280
Design and Power by essepunto