Anci, in attesa del rimbalzo

“I dati descrivono un 2009 decisamente insoddisfacente per il calzaturiero, quadro comune, peraltro, a tutti gli altri comparti produttivi nazionali. Pesanti contrazioni hanno caratterizzato tutte le variabili congiunturali”. Il presidente dell’Anci Vito Artioli ha introdotto così la sua relazione all’ultima assemblea dell’Associazione nazionale calzaturieri italiani. Soffre dunque il calzaturiero italiano. Nel 2009 la produzione nazionale di calzature ha registrato infatti un calo del 12,1% in volume (a 198 milioni di paia) e dell’11,6% in valore (a 6,5 miliardi). Emerge, inoltre, che l’export ha registrato un calo del 13,3% in volume e del 15,9% in valore, la flessione più consistente in termini percentuali dal 1980, che riporta le vendite estere a 192,3 milioni di paia vendute per un valore di 5,8 miliardi, livelli in valore del 1999. Le importazioni hanno segnato un calo del 12,1% in volume a 309,9 milioni di paia, con un calo del 5% in valore. I dati sui primi mesi del 2010 evidenziano invece un quadro a luci e ombre: se infatti da un lato i consumi interni, che nel 2009 avevano registrato flessioni contenute (-1,2% in quantità e -0,7% in valore), proseguono la caduta con calo dell’1,5% in volume e del 3,2% in valore rispetto al primo trimestre 2009, dall’altro i dati preliminari relativi al mese di marzo 2010 indicano un aumento in valore dell’export del 22,9%. Ma a preoccupare sono soprattutto i dati sull’occupazione, che nel primo trimestre 2010 registra un ulteriore calo degli addetti pari all’1,5% nel primo trimestre 2010 ed un aumento delle ore di Cassa Integrazione Straordinaria del 185,1%. Artioli si è poi soffermato sul ruolo dell’Istituto per il Commercio Estero, che qualcuno vuole chiudere. “L’Ice è un’organizzazione indispensabile per l’Anci e per migliaia di Pmi italiane che aiutano ad affacciarsi e, quindi, a radicarsi sui mercati esteri - ha dichiarato il Presidente Artioli - Il nostro rapporto pluridecennale con l’Istituto e l’eccellente collaborazione ricevuta in ogni parte del mondo ci hanno convinto negli anni del ruolo fondamentale che l’Ice svolge per l’internazionalizzazione delle imprese e per la promozione del Made in Italy”. Se guardiamo gli sbocchi commerciali della calzature italiane, tra le aree c’è l’Unione Europea, che ha subito, complessivamente, una contrazione nell’ordine dell’11%. La Francia – già primo nostro Paese di riferimento in valore – grazie ad un -0,9% in volume (con un -2,4% in valore) ha sopravanzato la Germania anche nella graduatoria in quantità. Usa e Russia, ovvero il 3° e 5° mercato in termini nominali, hanno evidenziato le flessioni più rilevanti: -26,2% e -35,5% in valore. Il Giappone è invece l’unico, tra i principali clienti, a mostrare un incremento in volume (+3,6%). L’import ha registrato un arretramento del 12,1% in volume, scendendo a 309,9 milioni di paia, con un -5% in valore. L’aumento dei prezzi medi (+8,2%) è giustificato anche dal considerevole calo delle quantità in arrivo dalla Cina (-18,2%), che presenta il prezzo medio più basso tra i principali fornitori (4,55 euro al paio). In diminuzione anche le importazioni da Romania (-11,6%) e Vietnam (-24,9%), secondo e terzo fornitore. Il saldo commerciale del settore, pur riducendosi del 26,2%, ha fatto segnare un attivo di 2,6 miliardi di euro, fornendo ancora una volta un contributo non trascurabile – considerati soprattutto gli scenari macroeconomici internazionali – all’economia del Paese. “Ora da più parti nel mondo si manifestano i prodromi della fine della “grande recessione”, anche se le conseguenze della stessa sono tuttora presenti e sulla ripresa gravano numerose incognite – prosegue Artioli - dal timore, scatenato dagli eventi in Grecia, di un incremento generalizzato dei debiti pubblici, alle pesanti preoccupazioni dei responsabili economici di alcuni Paesi Ue, dalla capacità produttiva inutilizzata alla crescente disoccupazione. Tutti freni ad un rilancio vigoroso della domanda internazionale, soprattutto nei prodotti di fascia medio-alta e alta, maggiormente esposti alla debolezza dei redditi delle famiglie. Pur ancora in assenza di tangibili segni di inversione di tendenza e con la certezza che il ritorno ai livelli pre-crisi richiederà comunque tempi lunghi, diversi indicatori convergono nel registrare un forte “rallentamento della caduta” che, iniziato negli ultimissimi mesi del 2009, è proseguito in avvio 2010”. L’atteso “rimbalzo” è però posticipato. “E se, nonostante le difficoltà, le imprese calzaturiere, ed Anci con loro, non hanno mai smesso di lottare, sono convinto che, anche al prezzo di ulteriori selezioni e riorganizzazioni, il Made in Italy sarà in grado di agganciare la ripresa e le dinamiche espansive sui nuovi mercati. Allo stesso modo saprà consolidare le posizioni su quelli tradizionali in cui la domanda non potrà certamente crescere in misura tale da colmare il gap lasciato in questi ultimi 18 mesi – conclude Artioli - Le chiavi sono l’eccellenza delle produzioni, la continua innovazione e la grande duttilità delle aziende; tutte qualità a cui si dovranno affiancare la capacità di stringere alleanze e sinergie produttive e commerciali per trovare le risorse necessarie a rendere ancora più efficiente il processo produttivo e a comunicare in modo efficace la filiera al consumatore”.
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